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Città di transizione

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Il mondo sta cambiando molto rapidamente e senza chiedere il permesso a nessuno. Nei prossimi anni i cambiamenti saranno ancora più rapidi e radicali e noi possiamo fare solo due cose: subire le conseguenze o inventarci la storia del nostro futuro, un futuro piacevole, sereno e pieno di soddisfazioni. Ci sono oltre 200 comunità nel mondo che hanno già deciso cercare le soluzioni che servono e altre 2.000 stanno per farlo, ma la cosa più bella e sorprendente è che funziona!
Non possiamo dire esattamente quando, ma certamente nei prossimi anni ci troveremo di fronte a ripetute crisi energetiche e ambientali sempre più drammatiche. Aumento dei costi dell’energia, delle materie essenziali, inquinamento della terra e dell’aria, riscaldamento climatico, immigrazioni di massa, sono tutte realtà che ogni giorno sperimentiamo sulla nostra pelle
Il movimento Città di Transizione propone un’alleanza delle comunità cittadine, associazioni, gruppi informali, istituzioni, per affrontare insieme la sfida epocale che abbiamo davanti: progettare una società a basso impatto ambientale.
Il movimento riesce a coinvolgere a livello locale intere comunità, con progetti concreti che si sviluppano facendo nascere nella gente una visione del futuro che vede la comunità stessa protagonista della rinascita economica e sociale del proprio territorio, che non sia più dipendente da eventi globali, sui quali non può minimamente influire ne tantomeno capire.
La città di Transizione è un movimento che parte dal basso, apartitico che coinvolge tutta la società civile senza escludere nessuno, mette al centro la forza delle idee e della creatività in maniera inclusiva.
Rob HopkinsIl movimento è nato in Inghilterra nel 2005 nella cittadina inglese di Totnes, su un’esperienza di Rob Hopkins, docente universitario di permacultura; il quale in un corso che tenne in Irlanda, fece simulare ad un gruppo di studenti quello che si sarebbero potute fare in una comunità per poter arrivare ad una decrescita del consumo di energia derivante da fossili, il progetto casualmente uscì dai confini didattici e coinvolse la popolazione locale, incluso tutto il consiglio comunale.
In pochi mesi incominciarono a sorgere orti ovunque, si incominciò a differenziare i rifiuti e nacquero iniziative commerciali per riciclare e compostare, gli agricoltori incominciarono a coltivare ed allevare in maniera biologica, riuscendo a distribuire i loro prodotti al livello locale, si incominciarono a costruire edifici in bioarchitettura usando legno, calce e intonaci in terra cruda, in pratica ad Hopkins sfuggì in maniera incredibilmente positiva il progetto di mano.
Da questa esperienza capì che la grande maggioranza di noi sente in se il bisogno di un cambiamento, avverte che viviamo in un sistema che non funziona, ma non sappiamo da che parte rifarci, abbiamo sempre l’impressione di essere schiacciati da qualcosa di più grande e potente di noi, in poche parole ci sentiamo soli.
Dalla esperienza irlandese, Hopkins, riparte dalla sua cittadina di Totnes e riesce a coinvolgere tutta la comunità nell’avviarsi alla decrescita energetica, con dei risultati sociali ed economici incredibili, le persone riacquisendo il senso di comunità non si sentono più sole e ritrovano la forza e la motivazione di riprendere in mano la propria vita.
A questo punto Hopkins aveva la responsabilità di creare uno strumento che potesse supportare la diffusione del movimento, ed ha pensato ad un sistema di rete, appunto Transiction Network; del resto un pensiero chiave delle città di Transizione è “pensa globale ed agisci in maniera locale”.
In Italia il movimento nasce nel 2008 nella città di Monteveglio (BO), ed incredibilmente ci sono già decine di comunità coinvolte……………da dove iniziare?, logicamente dalla rete
Transition Italia http://transitionitalia.wordpress.com/

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