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- Cervelli con la valigia -

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Medico bocciato in Italia, va a Cambridge

 

Il neurologo Massimo Zeviani prenderà il posto del premio Nobel John Walker al Medical Research Council di Cambridge. Dalla fine degli anni Ottanta, la sua attività nel laboratorio dell’Istituto Neurologico Besta di Milano si è concentrata sulla disfunzione dei mitocondri. I suoi studi hanno portato all’identificazione dei principali geni patogeni, di meccanismi che producono le malattie e alla sperimentazione di nuove terapie. Sono scoperte che gli sono valse riconoscimenti internazionali come il premio Brain per la ricerca neurogenetica e pubblicazioni su riviste prestigiose come Nature e Science. Zeviani, 56 anni, medico e ricercatore, non è riuscito a vincere nessun concorso universitario in Italia.

Dal prossimo gennaio Zeviani sarà il direttore della Mitochondrial Biology Unit di Cambridge, per ottenere il posto gli è bastato spedire il curriculum vitae e sostenere poi un colloquio di un’ora con 15 scienziati e autorità britanniche. «Nel giro di 24 ore – ricorda – mi hanno fatto sapere che l’ambìto posto era mio». Per le sue ricerche il medico avrà a disposizione 50 milioni di euro in cinque anni.

Alberto Guglielmo, ai vertici del Neurologico Besta commenta: «Il prestigioso incarico a cui è stato chiamato Massimo Zeviani a Cambridge è anche un riconoscimento dei livelli di eccellenza della ricerca e delle cure che vengono effettuate nel nostro Istituto. La sua partenza non deve essere considerata come un episodio di fuga di cervelli, ma piuttosto un arricchimento delle nostre partnership internazionali».

Credo che non ci sia da essere così allegri; potranno anche essere arricchimenti per le nostre partnership internazionali e questo va messo su un piatto della bilancia, ma sull’altro piatto dobbiamo metterci almeno due considerazioni: con quale criterio vengono scelti i vincitori dei concorsi universitari italiani? Quando l’Italia potrà permettersi di investire cifre simili per la ricerca scientifica? La scelta di andare all’estero da parte dei nostri migliori ricercatori non credo venga fatta per “arricchire le nostre partnership internazionali”, ma semplicemente per la semplice necissità di recepire i fondi necessari per proseguire le loro ricerche e, non ultimo per essere gratificati nel loro lavoro in base al semplice merito e capacità personali. Forse tutto questo nel nostro Paese ancora è lontano a venire, siamo troppo impegnati a fare altro.

 

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