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- Case della Salute: ancora problemi….-

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«È inutile creare case della salute per arginare il ricorso ai pronti soccorso per le diagnosi se poi continuano tutti a rivolgersi ai servizi ospedalieri. Più che domandarci se per fare le “case” è meglio riconvertire piccoli ospedali o far crescere le strutture dei medici del territorio, dovremmo far sì che i sanitari di queste strutture per le cronicità e lo screening dei “codici bianchi” abbiano dei compiti precisi: ai medici delle “case”, infatti, non si chiede semplice medicina di famiglia né prestazioni ospedaliere». La riflessione è diMauro Sorbi, il consigliere Udc della Provincia di Bologna che ha reso noti i dati in base ai quali, dopo un anno e passa di case con progetti di H24, gestione delle urgenze, ambulatori infermieristici, esami di primo livello, anziché diminuire il ricorso dei cittadini al pronti soccorso si sarebbe consolidato. In realtà, gli accessi risultano stabili o in lieve calo. «Ma le prestazioni in Ps sono cresciute da 923 mila a un milione. Per inciso però, quelle pagate, cioè riferite ad attività offerte impropriamente in ospedale, restano un 10%, poche rispetto a una percentuale fisiologica dei “codici bianchi” bolognesi attorno al 25-massimo 30%».
I dati di Sorbi arrivano mentre le regioni accelerano sulle case della salute e la Lombardia annuncia il primo bando per costruirne l’equivalente, cioè i Presidi ospedalieri territoriali: strutture per le lungodegenze e l’assistenza a pazienti subacuti dimessi “precocemente” e in grado di offrire lo screening dei codici bianchi sulle 24 ore. Ogni ospedale lombardo avrà due mesi per presentare un progetto di ristrutturazione di un presidio già esistente, e ottenere finanziamenti (massimo tre milioni di euro). «Anche in Emilia Romagna si riparte dall’ospedale», ricorda Sorbi. «Si fa un grande sforzo per razionalizzare servizi per post-acuti, inserendo poi medici di medicina generale. Ma questi ultimi non hanno né incentivo né accordi per fare prestazioni diverse da quelle fin qui erogate: si trasferiscono e stop. Ergo, i servizi sanitari non si trasformano a differenza di quanto ci era stato detto».
Angelo Testa, presidente nazionale Snami, parla di flop annunciato delle “case”, già “fallite in altre nazioni”: «Non verranno finanziate e non potranno andare avanti, spariranno gli ambulatori dei medici di famiglia dai piccoli paesi, saranno super market della sanità», ma rispetto a queste osservazioni «abbiamo battuto il record dei “chi se ne frega”». Per Testa, se le “case” non funzionano non è certo colpa dei mmg: «E’ sbagliato il progetto, pensato da incompetenti in sanità, e il fallimento ne è solo la logica conseguenza».

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